2° Convegno Europeo, Roma 2021

Vi invitiamo in anticipo a questo secondo incontro a dimensione europea — il cui obiettivo primario è quello di creare una coesione continentale tra la Spagna, la Francia, l’Italia e la zona plurilingue — per il quale ovviamente vi invitiamo a collaborare e vi ringraziamo fin d’ora di prendere nota della data.

Presentazione del tema

Interroghiamo il peso delle origini; ciascuno, essendo nato da qualche parte, in una congiuntura storica precisa, e da genitori particolari, porta i marchi del legame sociale propri alla generazione precedente. Da questo dipende la trasmissione della grande storia così come delle singolarità soggettive.
Ora, cosa si constata?
“Quel che accade [ce qui se passe]” tra le generazioni, da distinguere bene da quel che passa [ce qui passe], accade regolarmente male. Esse si accusano a vicenda, eterna disputa degli antichi e dei moderni, dei giovani e dei vecchi…
Educare è uno dei mestieri impossibili, diceva Freud. Ogni genitore sogna di padroneggiare quel che trasmette alla sua discendenza, per ritrovarsi in essa e “per il suo bene”, pensa. Il fallimento è secolare, proprio assicurato, anche nei casi migliori. Ciononostante qualcosa passa attraverso quel che accade male [ce qui se passe] tra le generazioni, che è però altra cosa, e la psicoanalisi lo chiarisce.

 

QUEL CHE VA (MALE) TRA LE GENERAZIONI

I soggetti che vengono “a dirsi” non possono fare a meno, quasi
ineluttabilmente, di parlare dei loro antecedenti, delle condizioni della loro
nascita e della loro crescita. Nel racconto di questo mito familiare del
nevrotico ci sono sempre domanda d’amore frustrata, desideri insoddisfatti e
godimenti insufficienti; Freud ha fatto la diagnosi di queste sofferenze
originarie nel suo terzo capitolo di Al di là del Principio di piacere. Un’emergenza
ineluttabile di quel che Lacan ha chiamato “il genitore traumatico”.
È il nucleo originario di quel che si eredita da coloro che ci hanno generato e
che marcherà tutte le relazioni future tra il soggetto e l’Altro con il segno
della ri-petizione. Qualcosa si inaugura dunque, attraverso quel che accade.

 

COME QUESTO PASSA?

Per forza di cose tramite il discorso ricevuto e suppone una lingua. Gli accidenti della storia, malattia, guerra, carestia, ecc., sono certamente all’origine di altri traumi, ma per la causazione delle soggettività è «la maniera in cui gli è stato instillato un modo di parlare»1 che è determinante. Da qui d’altronde lo scacco dell’educazione. Lacan ne ha dato la ragione in una formula, la più convincente: impossibile rendere conto del desiderio che vi ha operato. È questo, questo desiderio informulabile, che fa la beanza del progetto educativo e fa obiezione alle sue domande. Il risultato è che quel che si trasmette al di sotto tramite il desiderio — e che presiede alle identificazioni, perché esse «sono determinate dal desiderio»2 — è incalcolabile, ma ha un inevitabile legame con tutti gli indici della castrazione dell’Altro. Da cui talvolta anche, e tra l’altro, queste figure improbabili che escono dalle famiglie più assestate. Bisognerebbe dunque parlare delle sorprese di quel che è passato e anche, senza dubbio, dei casi in cui, all’inverso, una domanda ferrea arriva a soffocarlo per “nominare a” come dice Lacan. Il discorso ricevuto non veicola però soltanto il desiderio, esso porta anche un ordine di godimento e il dire genitoriale col suo desiderio singolare e incalcolabile è esso stesso preso in un ordine che lo oltrepassa, con l’identità dei costumi e gli habitus corporei così essenziali al sentimento di identità. Ciò di cui per l’appunto i soggetti nell’esilio sono privati. Ciononostante non saprebbero essere privati delle parole della loro lingua e del godimento che essa ha condensato, primo e ultimo ancoraggio di quel che viene dagli antecedenti. L’inconscio non si eredita, ma parla in una lingua trasmessa e che fissa una parte dell’essere di godimento.

1 J. Lacan, «Il sintomo», Conferenza del 4 ottobre 1975 a Ginevra, La Psicoanalisi n° 2, Astrolabio, Roma 1987, p. 18.
2 J. Lacan, «Del trieb di Freud», Scritti, Biblioteca Einaudi, 2002, p. 857.

 

QUEL CHE NON SI EREDITA

C’è tuttavia un’altra parte che non viene dagli antecedenti, che non passa: il sintomo in quanto fixion di un “evento di corpo”. L’evento, l’inverso di quel che si trasmette, è un godimento che avviene ma che non era nel programma del discorso, e che non è neppure senza lalingua. Contrariamente al desiderio, il sintomo evento di corpo non viene dall’Altro, al contrario ne separa. Freud col suo Edipo della famiglia, in effetti una configurazione delle relazioni all’Altro, ha potuto far sorgere la speranza di ridurre attraverso la psicoanalisi gli imbarazzi sessuali dei nevrotici ma i fatti clinici hanno resistito bene e questa speranza ha avuto vita breve, nella misura in cui ci si accorgeva che è la sessualità stessa che è sintomo, comandata com’è non dall’ordine discorsivo ma dagli inconsci singolari.

PROGRAMMA

Giornata di Scuola e Giornate dell’IF
9 – 10 e 11 Luglio 2021

Sede: Roma Eventi / Piazza di Spagna
Indirizzo: Via Alibert, 5A – 00187 Roma

Disputationes

Una Disputatio non è un collage di opinioni diverse, bensì un’argomentazione a più [à plusieurs], (secondo lo spirito collegiale che è il nostro), se possibile razionale.

È possibile partecipare al dibattito compilando il form che si trova in fondo alla pagina, il vostro commento sarà poi inviato alla Commissione scientifica, l’inviante riceverà una mail di risposta prima della pubblicazione.

Giornata di scuola

Presentazione del tema

Lingua(e) e passe
Elisabete Thamer

È stata un’opzione della nostra scuola fin dalla sua creazione: i cartel della passe sono internazionali, dunque plurilingue. Fin dall’inizio della nostra esperienza comune della passe, noi non abbiamo mai derogato a questa opzione. Innovativa in rapporto all’invenzione di Lacan del 1967, questa scelta solleva delle questioni sulla passe e il suo rapporto con la lingua, con le lingue, con lalingua. Che cos’è la trasmissione nella passe? Quali ne sono i limiti? Che cosa deve individuare un cartel? Le traduzioni sono una perdita o una risorsa per la passe? Quali sono le conseguenze di questa diversità di lingue nel dispositivo della passe per il lavoro di Scuola?
La passe è un’esperienza di trasmissione, un tentativo, per colui che vi si arrischia, di far passare alla Scuola ciò che l’ha portato a prendere il testimone dell’analista. Ora, la passe, come la cura, non ha altro medium che la parola e, proprio come in un’analisi, è essenziale che il passant testimoni ai passeur in una lingua che essi condividano. Ma condividere una lingua garantisce di per sé una trasmissione “fedele”? Niente è meno certo: «Una lingua fra tante altre non è niente di più che l’integrale degli equivoci che la sua storia vi ha lasciato persistere1».
Differenti elaborazioni di Lacan, tutte cruciali per la passe, puntano verso i limiti del linguaggio e della parola articolata: «aporia del suo resoconto», diceva2. Aporia quanto al desiderio (incompatibile con la parola3 ivi compreso quello dell’analista), aporia quanto all’oggetto, quanto all’atto (dove il soggetto è sovvertito), quanto al reale, quanto al godimento opaco del sintomo, quanto al dire che ex-siste ai detti… Come cogliere allora in ciascuna testimonianza di passe, in ciò che vi si dice, ciò che sfugge alle reti del linguaggio? È in fin dei conti una questione di lingua?
Nessuna lingua da sola potrebbe assicurare una trasmissione senza faglia. Le elaborazioni di Lacan su lalingua lo rendono evidente. Sempre singolare, lalingua – di cui è fatto l’inconscio4 – non si riduce a una lingua data: «lalingua non ha niente a che vedere con il dizionario, qualunque esso sia.5» Si può condividere poco o tanto una lingua, in nessun caso una lalingua.
Nella nostra Scuola, la passe implica il suo carico di traduzione. In primo luogo, quello del passant stesso, che deve trovare le parole per dire quello che sa, lui. C’è in seguito la “traduzione” che fa il passeur di ciò che ha inteso per trasmetterlo al cartel. E, infine, la traduzione della testimonianza raccolta nelle lingue parlate dai membri del cartel. Questo intarsio di lingue intorno ad una testimonianza, favorirebbe o sarebbe un ostacolo all’apprensione della logica dei detti e delle loro conseguenze?
Il plurilinguismo nel dispositivo della passe favorisce, dal punto di vista pratico, una più grande flessibilità per la composizione dei cartel e contribuisce a tessere dei legami di lavoro di Scuola al livello internazionale. Lingua(e) e passe è un tema che condensa al tempo stesso il più strutturale e singolare dell’esperienza della passe e la dimensione politica della nostra Scuola. Speriamo che questo incontro sia l’occasione per riflettere e condividere i differenti aspetti della nostra opzione iniziale.

1 J. Lacan, «Lo stordito», Altri scritti, Einaudi, Torino, 2013, pag. 488.
2 J. Lacan, «Discorso all’École freudienne de Paris», Altri Scritti, Einaudi, Torino, 2013, pag. 259.
3 J. Lacan, «La direzione della cura e i principî del suo potere», Scritti, Einaudi, Torino, 2002, pag. 637.
4 J. Lacan, Seminario XX, Ancora, Einaudi, Torino, 2011, pag. 132.
5 J. Lacan, Io parlo ai muri, «Sapere, ignoranza, verità e godimento», Astrolabio-Ubaldini, Roma, 2014, pag. 103.

Preludi

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Iscrizioni

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Archivio Convegni Europei

Documento I – Proposta iniziale – Lettera del 17 agosto 2018
Documento II – Convegno europeo dal 12 al 14 luglio 2019. Protocollo per l’avvio e l’organizzazione delle Convenzioni europee.
Documento III – Convegno europeo dal 12 al 14 luglio 2019. Regolamento finanziario del 13 dicembre 2018
Documento IV – Convegno europeo dal 12 al 14 luglio 2019. Lettera d’invito ai candidati alla commissione scientifica del 2do Convegno europeo
Documento V – Resoconto della Riunione 3a Convenzione europea, Roma 11/07/2021

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