Presentazione Clinica

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Une leçon clinique à la Salpêtrière, André Brouillet, 1887

La «Presentazione Clinica»*

Dal suo avvio nel Novembre 2007, il CCP-Onlus rinnova queste esperienze —illustrate nei quadri delle celebri «Presentazioni» a La Salpétrière, nel Servizio del Prof. Charcot—, tramite le quali Freud ricordava come fosse stato iniziato all’ascolto della sofferenza, che Lacan proseguì fino al 1980 nell’ospedale Sainte-Anne di Parigi, prese poi in carico da Colette Soler ed altri, fino ai giorni nostri. Anche per il Corso di quest’anno è previsto il dispositivo di «Presentazioni Cliniche», alcune delle quali saranno ospitate presso il Policlinico Universitario Agostino Gemelli di Roma.

La pratica tradizionale delle «presentazioni di malati», di cui Charcot, G. Dumas, G. G. de Clérambault, furono delle figure eminenti, aveva per finalità di confermare il sapere già stabilito della teoria: il malato, preso come oggetto di studio, serviva essenzialmente ad illustrare la descrizione del sintomo al quale egli era ridotto in questo esercizio.

Lacan riprese a suo carico la presentazione di malati, ma la sovvertì annodandola alla pratica analitica: è da quel momento che –in posizione di analista– fu all’ascolto dell’enunciazione del paziente. Egli praticò così le presentazioni di malato dal 1953 al 1980¹, un anno prima della sua morte. In “… Ou pire², enuncia che “una presentazione di malato, non può assolutamente essere la stessa al tempo della psicoanalisi rispetto a quello che la precede”.

Lacan fonda dunque un dispositivo orientato dalla psicoanalisi e di cui precisa la struttura a tre termini: l’analista, il paziente implicato nella sua posizione soggettiva ed il pubblico di praticanti che chiama il “terzo” in quanto è anche esso all’ascolto del paziente e può venire a completare nella discussione il materiale del colloquio³.

Disponiamo di alcuni testi di presentazioni di Lacan e di note di analisti che vi assistettero: Lacan si informava subito con i medici delle ragioni della scelta di tale paziente, poi del seguito dopo la presentazione. Egli conduceva il colloquio con il paziente, badando a che il pubblico fosse proprio a questo posto di terzo nell’ascolto. Aveva la preoccupazione di mettere in rilievo la struttura del soggetto sollecitando con attenzione i fondamenti della sua parola: questa “sottomissione intera, […] avvertita, alle posizioni propriamente soggettive del malato”, “avendo la responsabilità di una metà del sintomo”, per permetterne la decifrazione. Dopo il tempo della presentazione seguiva una discussione per elaborare il caso.

Oggi, possiamo anche testimoniare della nostra esperienza di questa pratica in quanto analisti e dire come ogni presentazione verifica la giustezza di questo dispositivo: per il percorso del paziente, per l’insegnamento che costituisce questo tempo di riflessione comune che segue la presentazione e per la singolarità dell’approccio clinico che permette.

¹ Cf. La Psychanalyse, n°1 in cui il programma di insegnamento della Société Française de Psychanalyse iscrive le presentazioni di Lacan sotto la rubrica «examens cliniques de malades».
²  «…Ou pire», Seminario 1971-72, inedito, lezione del 06.01.72.
³ Cf. L’intervento di Lacan a Henri Rousselle nel 1970: «Apport de la psychanalyse à la psychiatrie».
 J. Lacan, «D’une question préliminaire à tout traitement possible de la psychose» [1958], in Écrits, Seuil, 1966, p. 534. Trad.it. «Una questione preliminare ad ogni possibile trattamento della psicosi», in Scritti (Vol II), Einaudi, 2002, p. 530.
 J. Lacan, «Problèmes cruciaux pour la psychanalyse», Seminario [1964-65], inedito, lezione del 05.05.65.

* Formations Cliniques du Champ lacanien [FCCL], Collèges de Clinique Psychanalytique 2008-2009, p. 6; rist. CCP 2014-2015, p. 8.

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